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Cosa è il morbo di Crohn?

La malattia di Crohn è una delle principali malattie infiammatorie dell’intestino. Essa colpisce, tutti gli strati della parete intestinale, interessando il tubo digerente.

Il tenue è più frequentemente coinvolto, in particolare l’ileo terminale.

Sintomi

La sintomatologia del morbo di Crohn può essere inizialmente ingannevole: dapprima può comparire soltanto uno stato febbrile, in seguito invece si manifestano dolori addominali soprattutto nel quadrante inferiore destro dell’addome

Il morbo di Crohn si caratterizza anche per la presenza di diarrea (3-4 scariche al giorno), con feci semiliquide o acquose, senza presenza di sangue visibile (anche se frequenti sono gli episodi di sanguinamento occulto, provocando a lungo termine delle anemie), dolori addominali, perdita di peso, anemia, e manifestazioni extraintestinali.

Diagnosi

La diagnosi del morbo di Crohn si basa sulla combinazione di dati clinici, endoscopici, istologici, radiologici, e laboratoristici.

I soggetti affetti da morbo di Crohn hanno normalmente valori di calprotectina più elevati rispetto ai soggetti sani. L’utilizzo della calprotectina quale marker non invasivo per rilevare la presenza di una infiammazione dell’intestino a carico della muscosa intestinale non è limitato solo alla fase di diagnosi di laboratorio della IBD (malattie infiammatorie intestinali), ma trova applicazione anche nel follow up e nel monitoraggio della terapia specifica dei pazienti.

Recentemente è stata messo a punto una metodica di laboratorio che consiste nella ricerca e nel dosaggio di anticorpi anti-saccaromyces cerevisiae (ASCA). Questi anticorpi sono di tipo IgG e IgA e risultano essere diretti contro epitopi (parte di antigene che lega l’anticorpo specifico) del mannosio espressi sulla parete cellulare S. cerevisiae.

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Gli ASCA si possono riscontrare nel 20% circa dei familiari sani di pazienti con morbo di Crohn. La specificità degli ASCA per MC risulta compromessa dal fatto che circa il 50% dei soggetti con celiachia presentano positività, anche ad alto titolo per questo marcatore

Anche lo studio degli (ANCA) Anti-Neutrophilic Cytoplasmatic Antibodies aiuta la differenziazione tra il morbo di Crohn e la colite ulcerosa, infatti, questi anticorpi sono presenti a titoli più elevati in soggetti con colite ulcerosa, mentre nei pazienti con la malattia di crohn si trovano a titoli più bassi.

Anticorpi anti-Ompc (outer membrane protein C) diretti contro antigeni di membrana di Esc. Coli e anticorpi anti-I2 diretti contro antigeni dello Pseudomonas fluorescens si riscontrano rispettivamente nel 45-55% dei pazienti con MC

Recentemente sono stati identificati (sempre nei soggetti con MC) Anticorpi anti-glicani: IgG anti-laminaribioside(ALCA), IgA anti-chitobioside(ACCA), IgG anti-mannobioside (AMCA). Queste molecole sono espresse sui globuli rossi, sulle cellule del sistema immunitario ma anche sulla parete cellulare dei batteri patogeni e miceti. Le percentuali di positività per gli anti-glicani nei pazienti affetti da MC sono: 18-35% ALCA, 21-38% ACCA, e 16-33% per AMCA.

La specificità degli anti-glicani è riportata intorno al 80-92%. La presenza di questi anticorpi confermerebbe l’ipotesi che nei malati di Crohn vi è una perdita di tolleranza nei confronti di agenti microbici presenti nel lume intestinale a causa di un’alterata risposta del sistema immunitario

Il marcatore più sensibile per MC sono gli ASCA, tenendo ben presente che nella malattia celiaca gli ASCA sono positivi nel 50% dei casi. Il 75-80% dei casi di MC ha almeno un anticorpo positivo tra ASCA, ALCA, ACCA, AMCA, anti-OmpC e anti I2. Il valore predittivo positivo MC in presenza di più marcatori (ASCA, ALCA, ACCA, AMCA, anti-OmpC, ecc…) è molto elevato. Per la diagnosi differenziale tra morbo di Crohn e Colite ulcerosa la combinazione ASCA e ANCA è la più indicata.

Una particolare importanza, nella diagnostica del morbo di Crohn, rivestono gli anticorpi anti-pancreas esocrino (PAb) che sono più presenti in pazienti affetti dalla malattia di Crohn nei quali siano state identificate mutazioni dei geni che codificano per NOD2/CARD15 proteine che legano alcuni peptidiogligani costituenti della parete di molti batteri. La riduzione dell’efficacia di questi legami potrebbe facilitare la comparsa di cloni di linfociti T auto-reattivi in grado di mediare i meccanismi patogenici delle malattie infiammatorie intestinali. Gli (PAb) hanno elevata specificità ma una bassa prevalenza.

MARKERS DELLE MALATTIE INFIAMMATORIE CRONICHE INTESTINALI (MICI)

Marcatori di flogosi sierici:

  • VES,
  • PCR

Marcatori di flogosi fecale:

  • CALPROTECTINA
  • LATTOFERRINA

Marcatori anticorpali:

  • ASCA
  • Omp c antibody
  • I2 Antibody associata a Pseudomonas fluorescens
  • Anti-glicani (ACCA, ALCA, AMCA)

Marcatori autoanticorpali:

  • Anti-UBE4A IgG
  • Anti cellule esocrine del pancreas
  • Anti GP2
  • P-ANCA (anticitoplasma dei neutrofili con patternperinucleare) DNasi sensibile